{"id":370,"date":"2024-05-22T07:50:34","date_gmt":"2024-05-22T05:50:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/?page_id=370"},"modified":"2026-09-03T12:20:09","modified_gmt":"2026-09-03T10:20:09","slug":"collezioni","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/?page_id=370","title":{"rendered":"Collezioni"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Qui di seguito le descrizioni di alcuni dei reperti esposti all&#8217;interno del museo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"591\" height=\"256\" src=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/augustale.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-374\" style=\"width:350px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/augustale.jpg 591w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/augustale-300x130.jpg 300w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/augustale-139x60.jpg 139w\" sizes=\"auto, (max-width: 591px) 100vw, 591px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019augustale \u00e8 sicuramente una delle monete pi\u00f9 famose di tutto il medioevo. Sul diritto della moneta \u00e8 rappresentato un busto laureato di profilo con il volto verso destra, con la legenda CAES AUGUST IMP ROM; sul rovescio un\u2019aquila ad ali spiegate con la testa rivolta verso destra con la legenda FRIDERICUS. Malgrado il volto dell\u2019imperatore non sia un ritratto fisionomico ma un\u2019immagine ispirata ai modelli classici \u2013 come la corona d\u2019alloro e il&nbsp;<em>paludamentum<\/em>&nbsp;che fino al momento del nuovo riutilizzo da parte di Federico II erano stati pressoch\u00e9 abbandonati \u2013, il volto dell\u2019imperatore su questa moneta, accompagnato dai titoli consueti, doveva consentire ai sudditi di figurarsi l\u2019immagine vincente e&nbsp;<em>maestosa<\/em>&nbsp;dell\u2019imperatore e del suo regno.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"591\" height=\"256\" src=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/ducale.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-373\" style=\"width:357px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/ducale.jpg 591w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/ducale-300x130.jpg 300w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/ducale-139x60.jpg 139w\" sizes=\"auto, (max-width: 591px) 100vw, 591px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La coniazione del Ducato o Ducale d\u2019argento ispirata, forse, al miliaresion di Michele VII (1071-78), costituisce a livello esteriore la maggior innovazione della riforma monetaria emanata ad Ariano Irpino nel 1140. Iconograficamente il ducale \u00e8 una moneta molto bella, dalle dimensioni relativamente grandi, che doveva rappresentare al meglio la maest\u00e0 del nuovo re e del nuovo regno. Sul dritto \u00e8 raffigurato il busto di Cristo&nbsp;<em>pantocrator<\/em>, con il libro dei Vangeli nella mano sinistra con la legenda + IC XC RG \/IN AETRN, e sul rovescio sono rappresentati il re Ruggero II e suo figlio Ruggero duca di Puglia, mentre tengono tra loro la doppia croce patriarcale su lunga asta con la legenda R DX AP\/ R R SLS \/\/ AN\/R\/X (<em>Rogerius dux Apuliae, Rogerius rex Siciliae, anno regni X<\/em>).&nbsp;&nbsp;Si tratta della prima di una serie di monete associative, che riproducono cio\u00e8 il re e il figlio che gli succeder\u00e0, secondo un tipico modello iconografico bizantino. La moneta rappresenta quella che doveva essere l\u2019idea del potere e della sovranit\u00e0 secondo Ruggero II. I simboli del potere, la corona, le vesti, il globo crucifero, pongono il re di Sicilia sullo stesso piano dell\u2019imperatore bizantino.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"368\" src=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/lastra.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-382\" style=\"width:324px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/lastra.jpg 500w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/lastra-300x221.jpg 300w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/lastra-82x60.jpg 82w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La lastra di Mahdiya, cos\u00ec chiamata dalla citt\u00e0 tunisina dove a met\u00e0 Novecento fu rinvenuto il bassorilievo marmoreo \u00e8 una copia in gesso realizzata nel laboratorio della sezione islamica del Museo Nazionale del Bardo a Tunisi, nel 2004. La scultura rappresenta un re seduto su un piccolo scranno e con i piedi incrociati. Il monarca reca sul capo una corona a tre punte, due laterali e una pi\u00f9 larga centrale, coperto da una tunica decorata da una fascia ornata da una greca che corre sulle maniche del vestito (<em>tiraz<\/em>). Una cintura decorata con cerchietti lascia pendere al centro un ulteriore elemento che si allunga di poco verso il basso. Il sovrano regge nella mano destra un calice mentre alla sua sinistra \u00e8 rappresentato un musico nell\u2019atto di suonare il flauto. La lastra, un bassorilievo in marmo bianco, (53&#215;36 cm) riveste una grande importanza che assume un grande valore artistico per la sua testimonianza archeologica poich\u00e9 rappresenta l\u2019unico elemento materiale oggi conosciuto del passaggio dei condottieri normanni sul territorio africano. Le stringenti affinit\u00e0 con l\u2019arte arabo-normanna del XII secolo e i rapporti frequenti di incontro scontro tra queste popolazioni hanno fatto supporre che la lastra potrebbe essere attribuita all\u2019epoca normanna ovvero al tempo della conquista ifriqiyena di Ruggero II. In tal caso la lastra raffigurerebbe il sovrano normanno nell\u2019atto di festeggiare a suggello dell\u2019annessione dei nuovi territori dell\u2019Africa del Nord.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"425\" height=\"221\" src=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/mantello1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-375\" srcset=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/mantello1.jpg 425w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/mantello1-300x156.jpg 300w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/mantello1-115x60.jpg 115w\" sizes=\"auto, (max-width: 425px) 100vw, 425px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La riproduzione del mantello, in scala 1:1, in seta foderata, fu effettuata dalla Azienda Serica Ratti s.p.a. di Como, nel 1993 in occasione della mostra&nbsp;<em>Normanni popolo d\u2019Europa<\/em>. L\u2019originale del mantello conservato presso il Kunsthistorisches Museum, Schatzkammer di Vienna, in seta di fattura orientale, probabilmente arabo-sicula, realizzato circa tre anni dopo l\u2019incoronazione di Ruggero II, adornato, su sfondo rosso, da ricami in oro a punto posato, di centinaia di perle disposte in doppia fila per contornare le figure, e di trentuno miniature in smalto a forma di losanga. Dalle dimensioni notevoli doveva probabilmente essere uno dei mezzi di esaltazione e di manifestazione esteriore della maest\u00e0 regia. Le figure rappresentate, un leone che azzanna un cammello e l\u2019albero della vita, potrebbero essere afferenti al campo semantico della regalit\u00e0. Il primo, il leone vittorioso che sovrasta un cammello o un toro, \u00e8 un antico simbolo di potere di origine orientale e doveva essere, probabilmente, la rappresentazione del potere del nuovo re forte e vittorioso; il secondo, l\u2019albero della vita, simbolo cosmico di unione tra il cielo e la terra, doveva rendere visibile anche la componente sacrale, con un linguaggio chiaro a tutti, musulmani e cristiani, del potere regio. La leggenda scritta in caratteri cufici sul bordo recita: \u00abQuesta fu fatta nell\u2019officina reale per la buona fortuna e l\u2019onore supremo e la perfezione e la forza e il meglio e la capacit\u00e0 e la prosperit\u00e0 e la sublimit\u00e0 e la gloria e la bellezza e il raggiungimento della sicurezza e delle speranze e della bont\u00e0 dei giorni e delle notti senza fine e senza interruzione, per la potenza e la custodia e la difesa e la protezione e la buona fortuna e la salvezza e la vittoria e l\u2019abilit\u00e0. Nella capitale della Sicilia nell\u2019anno 528 (dell\u2019egira) (1133-1134)\u00bb<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"661\" src=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/evangelario.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-383\" style=\"width:277px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/evangelario.jpg 500w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/evangelario-227x300.jpg 227w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/evangelario-45x60.jpg 45w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il piatto di evangeliario \u00e8 una copia di un originale del secolo XI, conservato nella Basilica di Santa Maria in via Lata a Roma, realizzato in scala 1:1, con la tecnica del rilievo a sbalzo da un anonimo sul finire del secolo XVI e collocato su un supporto ligneo. Non \u00e8 dato sapere quali furono i motivi per cui fu effettuata questa copia perch\u00e9 non resta traccia; quello che sorprende \u00e8 che, in piena et\u00e0 moderna, i simboli religiosi elaborati in et\u00e0 normanna vengano esattamente riprodotti e immessi sul mercato.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"850\" height=\"638\" src=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/IMG_2792.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-390\" style=\"width:393px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/IMG_2792.jpg 850w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/IMG_2792-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/IMG_2792-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/IMG_2792-80x60.jpg 80w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/IMG_2792-600x450.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il plastico ricostruisce la Battaglia di Hastings<\/strong>, combattuta il 14 ottobre 1066 da Guglielmo detto il \u201cBastardo\u201d poi conosciuto come il \u201cConquistatore\u201d, contro Aroldo II, re dei Sassoni. Guglielmo era figlio illegittimo di Roberto il Magnifico (1025-1035), duca di Normandia, dal quale eredit\u00f2 il ducato all\u2019et\u00e0 di otto anni. Nel 1053, Guglielmo sposa Matilde, figlia di Baldovino di Fiandre e discendente del re Sassone Alfredo il Grande.&nbsp; Edoardo III, il Confessore, figlio di Etelredo II del Wessex e della sua seconda moglie Emma di Normandia, era stato chiamato dall\u2019esilio in Normandia, dal Re d\u2019Inghilterra Canuto II l\u2019ardito, per la morte di suo fratello Aroldo I, divenendo cos\u00ec co-regente e suo erede; assume il trono inglese nel 1042, ripristinando la linea reale sassone; sposa Edith, figlia di Godwin, conte del Wessex e capo della fazione anglodanese che aveva supportato Canuto il Grande e i suoi figli.&nbsp; Edoardo III, senza prole, aveva promesso al cugino Guglielmo che lo avrebbe nominato suo successore al trono d\u2019Inghilterra; pertanto nel 1064, aveva inviato in Normandia suo cognato Aroldo II, fratello di Edith, per giurare fedelt\u00e0 a Guglielmo. Alla morte di Edoardo, i dignitari elessero re Aroldo II, generando le rivendicazioni al trono di Guglielmo che accus\u00f2 Aroldo di spergiuro. Dopo aver organizzato una flotta, Guglielmo part\u00ec dal porto pi\u00f9 a Nord della Normandia, Saint Valery-sur Somme, e attraversato il canale della Manica sbarc\u00f2, dopo nove ore di navigazione a Pevensey.&nbsp; La battaglia per la conquista dur\u00f2 dalle prime ore del mattino sino alle prime ore del giorno seguente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"850\" height=\"638\" src=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/IMG_2790.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-391\" style=\"width:709px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/IMG_2790.jpg 850w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/IMG_2790-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/IMG_2790-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/IMG_2790-80x60.jpg 80w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/IMG_2790-600x450.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I Sassoni capeggiati da Aroldo si erano accampati su una collina chiamata&nbsp;<em>Battle<\/em>, in posizione dominante, armati con scudi di forma circolare, lancia, spada a doppio taglio e ascia da battaglia; i soldati Normanni abbigliati con una cotta di maglia, realizzata con anelli di ferro intrecciati, elmo di forma conica con il nasale, scudo arrotondato nella parte superiore e appuntito nella parte bassa come la forma di un aquilone, spada lancia e scure e gli arcieri con le faretre piene di frecce, si erano posizionati nella parte bassa della collina, con arcieri, fanti e cavalieri disposti a ventaglio per poter accerchiare i Sassoni. La posizione era favorevole ad Aroldo ma Guglielmo fece attuare una finta ritirata alle sue fanterie che vennero inseguite dai sassoni che, accerchiati dalla cavalleria normanna furono annientati; Aroldo mor\u00ec sul campo di Battaglia accecato da una freccia. Con il Regno di Guglielmo, detto il \u201cConquistatore\u201d, ebbe inizio la dinastia dei Normanni che siede tutt\u2019ora sul trono inglese, e, tutti i sovrani d\u2019Inghilterra, suoi successori sono infatti i suoi discendenti diretti.&nbsp; L\u2019epopea della conquista e le ragioni della guerra sono rappresentate nell\u2019arazzo di Bayeux. L\u2019Inghilterra dopo questo avvenimento non conobbe pi\u00f9, per il resto della storia, alcun tipo di invasione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"303\" src=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/sponda.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-385\" srcset=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/sponda.jpg 500w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/sponda-300x182.jpg 300w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/sponda-99x60.jpg 99w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una sponda di carretto siciliano divisa in due riquadri raffiguranti, come la stessa legenda suggerisce, \u00abRuggiero contro i&nbsp;&nbsp;Pagani\u00bb&nbsp;&nbsp;e&nbsp;&nbsp;\u00abRuggiero Normanno a Palermo\u00bb,&nbsp;ascrivibile al sec. XIX, realizzata da un non meglio identificato Giuseppe, poich\u00e9 il resto della iscrizione \u00e8 abrasa; le scene raccontano per rappresentazioni figurate l\u2019epopea normanno-sveva, giunta sino ai nostri giorni attraverso la memoria orale popolare, rappresentata nell\u2019<em>Opera dei Pupi siciliani&nbsp;<\/em>ispirata all\u2019opera di Goffredo Malaterra<a href=\"applewebdata:\/\/B6817864-0748-44A6-AF37-611FD674F1B4#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>; e ancora, una scultura lignea di carretto siciliano, ascrivibile al sec. XX, raffigurante due cavalieri che si affrontano in combattimento e che rimanda all\u2019iconografia di uno dei due capitelli<a href=\"applewebdata:\/\/B6817864-0748-44A6-AF37-611FD674F1B4#_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>&nbsp;a stampella in marmo bianco di fine XII secolo, che raffigura due cavalieri medievali in groppa a destrieri bardati che si affrontano con una lunga lancia, conservati nel Museo dell\u2019Abbazia di Montevergine.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Liber Augustalis Friderici II<\/em>, edizione del 1533 ,edita a Lione dal tipografo Dionisio de Harsy, \u00e8 la prima edizione a riportare la numerazione delle Costituzioni.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il&nbsp;&nbsp;raro volume delle&nbsp;<em>Constitutiones regum regni utriusque Siciliae<\/em>&nbsp;editato a Napoli dalla Stamperia Reale nel 1786 da Gaetano Carcani, con testo latino e traduzione greca, contiene anche la prima edizione (<em>editio princeps<\/em>) delle Assise di Ariano con il titolo&nbsp;<em>Assisae Regum Regni Siciliae&nbsp;<\/em>(pp. 227-232). Sul frontespizio \u00e8 riprodotto il sigillo di Federico II in trono, con scettro nella destra e globo crucifero nella sinistra, disegnato dal Casanova ed inciso dal Guerra. La dedica \u00e8 preceduta da una pregevole incisione di Antonio Piaggio a cura di Camillo Paderni raffigurante un angelo, un putto e una sirena che traggono dal mare partenopeo lo stemma di casa Borbone, mentre una divinit\u00e0 classica (Sebeto) osserva sdraiata tra le rovine di Ercolano.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"818\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/pergamena-enrico-VI-1-818x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-399\" style=\"width:239px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/pergamena-enrico-VI-1-818x1024.jpg 818w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/pergamena-enrico-VI-1-240x300.jpg 240w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/pergamena-enrico-VI-1-768x961.jpg 768w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/pergamena-enrico-VI-1-1227x1536.jpg 1227w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/pergamena-enrico-VI-1-48x60.jpg 48w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/pergamena-enrico-VI-1-600x751.jpg 600w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/pergamena-enrico-VI-1.jpg 1316w\" sizes=\"auto, (max-width: 818px) 100vw, 818px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La pergamena risalente al XII secolo, attribuita ad Enrico VI<\/strong>, con la quale il re concedeva ai&nbsp;<em>nobiles viri<\/em>Uberto e Riccardo Ubaldini&nbsp;<em>de Tipherno<\/em>&nbsp;e ai loro eredi alcuni territori, riveste particolare importanza perch\u00e9 \u00e8 un falso in forma di originale sopravvissuto all\u2019applicazione della verifica dei privilegi imposta dalla famosa disposizione federiciana del 1220 nota col nome di&nbsp;<em>De Resignandis Privilegis<\/em>&nbsp;al fine di distruggere tutti i falsi realizzati in sua assenza per legittimare usurpazioni varie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"424\" height=\"68\" src=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/pilum.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-402\" style=\"width:484px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/pilum.jpg 424w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/pilum-300x48.jpg 300w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/pilum-374x60.jpg 374w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/pilum-420x68.jpg 420w\" sizes=\"auto, (max-width: 424px) 100vw, 424px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019esemplare di Pilum<\/strong>, costituisce, forse, un&nbsp;<em>unicum<\/em>&nbsp;nel panorama museale italiano e ha una lunghezza di cm 100. Citato dalle fonti a partire dal IV secolo a.C., con riferimento alle guerre combattute dai Romani contro i Celti e i Galli, sembra derivare dall\u2019adattamento di originarie armi etrusche. Originariamente costituito da un bastone molto corto e leggero a cui era assicurata una punta metallica, tra i secoli III e I a.C. il<em>&nbsp;pilum<\/em>aumenta di lunghezza e diventa l\u2019arma in dotazione dei primi due ordini dell\u2019esercito romano gli&nbsp;<em>Hastati<\/em>&nbsp;e i&nbsp;<em>Principes<\/em>. Il gambo in ferro dolce, ad eccezione della punta acuminata che era temprata, veniva assicurata ad un\u2019asta in legno a cui erano inseriti due rivetti che tenevano saldamente il codolo infilato nell\u2019asta. La caratteristica di questa arma \u00e8 data dal fatto che colpendo lo scudo del nemico, piegandosi, impediva il riutilizzo non solo dello scudo ma anche dell\u2019asta che piegata non poteva essere pi\u00f9 utilizzata dal nemico in controffensiva.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2560\" height=\"1536\" src=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Penny-scaled.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-524\" style=\"aspect-ratio:1.6666667096976577;width:406px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Penny-scaled.jpg 2560w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Penny-300x180.jpg 300w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Penny-1024x614.jpg 1024w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Penny-768x461.jpg 768w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Penny-1536x922.jpg 1536w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Penny-2048x1229.jpg 2048w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Penny-100x60.jpg 100w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Penny-600x360.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Guglielmo I d\u2019Inghilterra,<br>detto \u201cGuglielmo il Conquistatore\u201d<br>1066-1087<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"661\" src=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/sperone.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-386\" style=\"width:192px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/sperone.jpg 500w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/sperone-227x300.jpg 227w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/sperone-45x60.jpg 45w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo sperone risale alla battaglia di Hastings combattuta nel 1066; uno sperone simile della lunghezza di 14,2 cm \u00e8 conservato nel British Museum di Londra.&nbsp;&nbsp;Gli speroni sono costituiti da una sottile barra di metallo a forma di \u201cU\u201d, agganciata ai calzari dei&nbsp;<em>milites<\/em>&nbsp;tramite una piccola cinghia. Nella parte posteriore, al centro della barretta parte un punteruolo di forma conica molto appuntito che serve a spronare il cavallo al trotto e alla corsa.&nbsp;Le immagini dell\u2019<em>Arazzo di Bayeux<\/em>&nbsp;costituiscono la fonte iconografica pi\u00f9 significativa dello sperone fornendone le caratteristiche.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"661\" src=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/guerriero.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-387\" style=\"width:279px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/guerriero.jpg 500w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/guerriero-227x300.jpg 227w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/guerriero-45x60.jpg 45w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il<strong>&nbsp;<\/strong>cavaliere (<em>miles<\/em>) normanno indossa su un giubbotto imbottito, costituito da pi\u00f9 strati di tessuto cuciti su una base di cuoio foderato con lino o seta che evita gli attriti del metallo, l\u2019usbergo<em>,<\/em>&nbsp;una cotta (tunica) in maglia di ferro, costituita da circa 30,000 anelli metallici intrecciati che pesa dai 10 ai 20 kg, lunga fino alle ginocchia ed aperta da profondi spacchi sul davanti e sul retro, per facilitare i movimenti sia nel combattimento a cavallo che in quello a piedi. Sopra il cappuccio di maglia il cavaliere indossa l\u2019elmo di forma conica,&nbsp;in ferro e probabilmente rivestito all\u2019interno di cuoio con nella parte posteriore due fori per fissare un guarda nuca in metallo. L\u2019elmo \u00e8 dotato di nasale che protegge la parte centrale del volto, lasciando a mala pena scoperte le parti laterali e inferiori del viso.&nbsp;Lo scudo \u00e8 un\u2019altra arma di difesa, detto in latino<em>&nbsp;clipeus<\/em>&nbsp;o&nbsp;<em>scutum<\/em>, ha una forma allungata, a \u201cgoccia\u201d, con il margine superiore arrotondato e quello inferiore terminante a punta, per proteggere le gambe. La spada \u00e8 una delle armi da offesa del cavaliere, lunga circa 90 cm, possiede una lama larga e dritta, a fili paralleli, con punta ogivata, adatta a perforare gli scudi e ad aprire le maglie dell\u2019usbergo. La lancia costituisce la principale arma di offesa normanna. Si tratta di una lunga asta in legno, solitamente frassino, talvolta carpino, melo o pino, con una punta in ferro sull\u2019estremit\u00e0 superiore, a volte dotata di barbe o di sbarretta trasversale per incastrarsi nell\u2019armatura del nemico. In combattimento il cavaliere pu\u00f2 maneggiarla in due diversi modi: di&nbsp;<em>stocco,<\/em>&nbsp;reggendo la lancia per l\u2019estremit\u00e0 e alzando il braccio, per colpire dall\u2019alto un bersaglio sia a piedi che a cavallo;&nbsp;<em>in resta,&nbsp;<\/em>cio\u00e8 stringendola al fianco con il gomito, quando il cavaliere si getta alla carica contro l\u2019avversario a cavallo e mira al torso o alla cavalcatura, in modo da rovesciarlo a terra. C\u2019\u00e8 da dire che l\u2019espressione usata \u00e8 in anacronismo rispetto al periodo di cui stiamo parlando. La&nbsp;<em>resta<\/em>, infatti, \u00e8 un congegno che serviva ad appoggiare la lancia al fianco del cavaliere ma che fu introdotto in epoca successiva; tuttavia per economia linguistica viene usata per rendere il concetto di \u201clancia stretta sotto al braccio\u201d.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"416\" height=\"236\" src=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/scure.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-378\" srcset=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/scure.jpg 416w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/scure-300x170.jpg 300w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/scure-106x60.jpg 106w\" sizes=\"auto, (max-width: 416px) 100vw, 416px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scure da decapitazione ascrivibile al XIII secolo, oltre che dalla lama, \u00e8 costituita da un puntello di appesantimento e conserva parzialmente il manico originale.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"989\" height=\"652\" src=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/proiettile-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-407\" style=\"width:224px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/proiettile-1.jpg 989w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/proiettile-1-300x198.jpg 300w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/proiettile-1-768x506.jpg 768w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/proiettile-1-91x60.jpg 91w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/proiettile-1-600x396.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 989px) 100vw, 989px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il proiettile in piombo romano a forma di ghianda veniva usato con la Frombola che&nbsp;\u00e8 un tipo di arma molto antica composta da una sacca che contiene il proiettile con due lacci, uno dei quali termina con un cappio. La frombola o fionda con il proiettile all\u2019interno si fa ruotare con il braccio e viene lanciata sul nemico, lasciando uno dei due lacci che sorreggono la sacca. Molto usata nel medioevo dalle unit\u00e0 di frombolieri, fu abbandonata quando la tecnica di costruzione delle armi rese pi\u00f9 conveniente addestrare arcieri e balestrieri.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"303\" src=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/libro-salmi.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-394\" style=\"width:422px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/libro-salmi.jpg 500w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/libro-salmi-300x182.jpg 300w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/libro-salmi-99x60.jpg 99w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Libro dei Salmi di Federico II, esposto in bacheca costituisce una riproduzione in facsimile del manoscritto 323, conservato nella Biblioteca Riccardiana di Firenze. Fu Commissionato da Federico II, per la sua terza moglie, Isabella d\u2019Inghilterra, sorella di Enrico re d\u2019Inghilterra. Questi&nbsp;nel 1225, pens\u00f2 di farla sposare con Enrico VII, re dei Romani, il figlio ribelle di Federico II e, qualche anno dopo, con Luigi IX, re di Francia.&nbsp;Solo nel 1234 i progetti matrimoniali di Enrico III d&#8217;Inghilterra trovarono esito concreto: infatti, in quell&#8217;anno l&#8217;imperatore Federico II, rimasto vedovo di Isabella di Brienne, si decise, su istanza di papa Gregorio IX, a chiedere la mano di Isabella.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"534\" src=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/IMG_3003-1024x534.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-404\" style=\"width:515px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/IMG_3003-1024x534.jpg 1024w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/IMG_3003-300x157.jpg 300w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/IMG_3003-768x401.jpg 768w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/IMG_3003-1536x801.jpg 1536w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/IMG_3003-115x60.jpg 115w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/IMG_3003-600x313.jpg 600w, https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/IMG_3003.jpg 1629w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il volume&nbsp;<em>l\u2019art de la chace des oisiaus<\/em>, facsimile del manoscritto francese 12400 della Biblioth\u00e8que Nationale de France \u00e8 la traduzione francese del trattato De arte venandi cum avibus di Federico II, nella sua redazione in due libri , commissionata da Jean, signore di Dampierre, terminata nel 1310.&nbsp;Il trattato rivela un Federico scienziato e naturalista che dedica molto del suo tempo all&#8217;osservazione degli uccelli. I suoi luoghi di studio e di osservazione degli uccelli furono:&nbsp;&nbsp;San Lorenzo in Pantano, presso Foggia, dove realizz\u00f2 un parco dell&#8217;uccellagione; alle saline del Gargano, nei pressi dell&#8217;attuale Margherita di Savoia, ove ancora oggi sostano gli uccelli migratori; a Salpi, l&#8217;attuale Trinitapoli, ove c&#8217;era una vera e propria oasi; ed in altri luoghi della Capitanata, nei boschi vicino Melfi in provincia di Potenza.&nbsp;L\u2019opera \u00e8 divisa in due parti. La prima, corredata da 500 miniature, presenta circa ottanta esemplari di volatili che possono essere catturati dai rapaci e ne descrive le abitudini, l&#8217;aspetto fisico, i modi di difesa, le tecniche di volo, tutte conoscenze indispensabili per addestrare con successo un falco. La seconda parte, utilizzando minuziose descrizioni e miniature, illustra le varie fasi dell&#8217;addestramento del falco con tutte le specifiche attivit\u00e0 del falconiere.&nbsp;Il manoscritto originale dell&#8217;imperatore \u00e8 andato perduto durante la sconfitta di Parma del 1248; ci \u00e8 pervenuta per\u00f2, una copia redatta dal figlio Manfredi realizzata dopo il 1258.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"applewebdata:\/\/B6817864-0748-44A6-AF37-611FD674F1B4#_ftnref1\"><\/a>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"applewebdata:\/\/B6817864-0748-44A6-AF37-611FD674F1B4#_ftnref2\"><\/a>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"applewebdata:\/\/99ACC793-130C-4F03-AF08-760405D7806E#_ftnref1\"><\/a>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"applewebdata:\/\/99ACC793-130C-4F03-AF08-760405D7806E#_ftnref2\"><\/a>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qui di seguito le descrizioni di alcuni dei reperti esposti all&#8217;interno del museo. L\u2019augustale \u00e8 sicuramente una delle monete pi\u00f9 famose di tutto il medioevo. &hellip; <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-370","page","type-page","status-publish","hentry","latest_post"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/370","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=370"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/370\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":526,"href":"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/370\/revisions\/526"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.museodellaciviltanormanna.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=370"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}