La nascita di un Museo impone qualche parola chiarificatrice su motivazioni e finalità.
“Museo della civiltà normanna”: il primo chiarimento va rivolto alla specificazione, anche se essa con immediatezza già dice al colto e all’inclito che ciò che si vuole proporre attraverso il Museo è la conoscenza e l’approfondimento di un tempo e di una vicenda storica di cui il Mezzogiorno d’Italia reca forte memoria. Ma l’espressione civiltà normanna vuol significare qualcosa di più vasto e complesso. Vuol significare che i Normanni - popolo originariamente costituito dall’integrazione nella Francia nord-occidentale tra le ondate di predoni calate dal nord via mare e la popolazione indigena- seppero realizzare nell’Europa che si apriva al secondo millennio connessioni e fusioni di cultura, tradizioni e ordinamenti, tali da imprimersi duraturamente nella vita e nella coscienza del Vecchio Continente.
Quindici anni fa’ il Centro europeo di studi normanni di Ariano volle, per queste ragioni, farsi promotore prima in Roma (Pal. Venezia) e poi in Venezia (Pal. Grassi) di una mostra, intitolata “Normanni popolo d’Europa”. La mostra che ebbe gran successo di pubblico e di critica segnò un approccio nuovo alla vistosa presenza normanna in Europa, e non solo, cogliendo in essa più che la somma delle specificazioni nazional-territoriali dei singoli insediamenti, le forti comunanze culturali e la loro forza unificatrice nell’Europa medievale.
Il secondo e conclusivo chiarimento è quello che si lega all’ubicazione del Museo.
Ariano ha una valenza doppiamente significativa nell’ambito della vicenda normanna nell’Italia del Sud. Nella fase precedente la nascita del Regno in Ariano nell’XI secolo si impiantò una contea normanna che, allo stato delle ricerche, sembra essere stata
la prima nata nel nostro Mezzogiorno, ma che certamente fu tra le più forti e dinamiche. Alla nascita del Regno ad opera di Ruggero II, la contea fu soppressa–per l’antagonismo del conte verso il neo re– e Ariano acquisì il titolo di città regia. Nella nuova condizione giuridica Ariano fu sede di quello che - con enfasi eccessiva- viene definito il primo Parlamento del Regno. È noto infatti che nel settembre del 1140 Ruggero II convocò in Ariano i grandi del Regno - principi, feudatari e dignitari ecclesiastici- in un’assemblea generale in cui promulgò le Assise (dette Assise di Ariano), che sono il primo corpo di leggi valido per tutto il Regno –dal Tronto alla Sicilia– e perciò vincolante per tutte le etnie che si erano stratificate nel Mezzogiorno nei secoli precedenti. In quell’occasione Ruggero formalizzò anche la decisione di coniare una nuova moneta -il ducale- anch’esso simbolo dell’acquisita unità del Regno.
Quell’assemblea non restò episodio isolato. Abbiamo infatti prova che Ruggero la riconvocò -ancora in Ariano- due anni dopo, probabilmente per assumere importanti decisioni sull’organizzazione militare del Regno. Se si pensa alla quantità e qualità dei convenuti, provenienti da tutte le regioni del Regno (Sicilia inclusa) e dei loro seguiti ed alla complessità dei problemi logistici connessi si comprende come quegli eventi dovettero al tempo avere amplissima risonanza.
Il Museo si insedia nel bel Castello di Ariano, per ora solo in parte restaurato, che già nella sua nudità è testimone importante dell’epopea normanna. Il Castello, nella vulgata noto come Castello normanno, in realtà è originariamente longobardo e, nelle linee architettoniche attuali, aragonese. Ma la vulgata ben a ragione ha trasmesso la qualifica normanno, perché fu in epoca normanna che il Castello visse la su stagione d’oro.
I reperti esposti, tutti raccolti dal Centro Europeo di studi Normanni, sono stati acquisiti non senza difficoltà, nei vent’anni di vita dal sodalizio. Il nucleo centrale è costituito da un’importante raccolta di monete del Regno, tra le più complete, e da un fondo di monete medievali d’altra provenienza. Fanno inoltre parte del patrimonio museale pergamene, cinquecentine, incisioni, residui di armi da taglio d’epoca, un piatto argenteo di evangelario e materiali lapidei. Importanti sono le riproduzioni tra le quali, rilevantissima per qualità e dimensioni, quella del mantello di Ruggero II, indossato anche dal nipote Federico II nell’incoronazione imperiale. Molto ricco infine il materiale didattico, per parlare con immediatezza ai più giovani: dal gran plastico della battaglia di Hastings, ai plastici di abbazie e castelli normanni, ai ventitré pannelli illustrativi della storia dei Normanni in Europa e di Ariano normanna.
Il museo è sperabile che possa presto espandersi occupando nel castello anche le strutture già adibite a deposito idrico. Quanto al patrimonio museale, quello esposto in questa fase inaugurale è solo il primo nucleo, certamente destinato a crescere perché il Museo è incentrato su una tematica che è legata alla realtà locale in cui è inserito, ma che di molto la trascende.
Ortensio Zecchino
